A Roma arrivano le prime librerie con spazi esterni, come nel Nord Europa. Entro il 2026 nasceranno luoghi ibridi dove leggere, partecipare ad eventi e bere qualcosa anche all’aperto.
Con le nuove disposizioni, le librerie potranno ottenere occupazioni di suolo pubblico per la somministrazione di alimenti e bevande, ampliando l’attività all’esterno come già avviene per bar e caffetterie.
Per la prima volta sarà possibile anche per le librerie più piccole: quelle tra 50 e 100 mq avviare l’attività di somministrazione in forma accessoria, con un limite massimo di spazio destinato alla caffetteria, e possono richiedere a loro volta un’OSP.
Tutte le librerie, anche quelle senza somministrazione, potranno utilizzare spazi pubblici per attività culturali e promozionali anche nella Città Storica e nel Sito UNESCO, oggi aree precluse. Un passo in avanti per portare la cultura per strada e rafforzare il ruolo delle librerie come presidi sociali.
L’obiettivo è trasformare librerie, aule studio, cinema e spazi culturali in veri centri di aggregazione, in linea con quanto avviene in Francia, Spagna e nel Nord Europa. Ad una condizione, ovvero che l’attività culturale resti centrale.
Questa misura si inserisce in un percorso più ampio che coinvolge l’intero sistema culturale cittadino: entro fine mandato saranno attive 43 biblioteche, decine di nuove aule studio, nove poli civici e il Museo delle Periferie, riferimento per Tor Bella Monaca.
Parallelamente, sono in corso 113 cantieri culturali in tutta la città, con particolare attenzione alle periferie, da completare entro dicembre 2026. Un investimento strategico per costruire una nuova mappa della cultura romana.
A lavoro per una città a misura delle persone, dove i servizi culturali siano ovunque.

