Il mio incontro con Yolanda Diaz

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Venerdì ho avuto il piacere di discutere e passare un po’ di tempo con Yolanda Diaz, leader della sinistra spagnola di Sumar e vice premier del governo Sanchez. È stata una esperienza preziosa. Emozionante.

Una donna, femminista, con una storia personale e famigliare radicata nel percorso dei comunisti e degli anti franchisti spagnoli, una storia che lei rivendica con orgoglio. Lo sguardo proteso non sulla identità ma sulla innovazione. Una donna di popolo che ha studiato fino ad arrivare ad insegnare diritto del lavoro.

Empatica, con una anima sorridente, capace di ascolto, ossessionata dal linguaggio, mantenere una narrazione robusta provando a semplificare il discorso pubblico. Con la paura non si costruisce nulla, dice Yolanda . Serve la speranza, serve una idea del mondo e proposte concrete su cui farla camminare. Serve uno sguardo di classe, e una costante frequentazione popolare.

Eravamo alla Villetta a Garbatella, quando ha capito dove eravamo, l’importanza di quel luogo per la storia della sinistra italiana, si è emozionata. Per non perdersi nella noia dei posizionamenti e dell’istante servono pensieri lenti. Dice sempre Yolanda.

Colta, combattiva, umile, e con un cuore pieno di passioni grandi. Conosce da dove viene e lo difende. Sa dove deve andare e lo cerca con tutta la forza di cui dispone. Insieme alle sue compagne. Una lezione, con un senso delle vicende lunghe che noi abbiamo smarrito.

Da ultimo ci ha detto: occhio alle serie tv distopiche, negano l’utopia e rimuovono il presente, il luogo che noi dobbiamo frequentare e trasformare.

 

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